lunedì 21 aprile 2008

Del diman non v'è certezza!




Roma, 7 apr. (Apcom) - Alla 'minaccia' di ieri di Umberto Bossi di "imbracciare i fucili" contro la "canaglia romana" che "ha fatto stampare schede con cui non si può votare" si aggiunge in mattinata una sua candidatura al ministero per le Riforme e nel Popolo della Libertà salgono tensione e imbarazzo: Silvio Berlusconi sgombra subito il campo dalla possibilità di un incarico nel prossimo governo per il Senatur adducendo come motivazione il suo stato di salute e comunque assicura che una volta al governo la Lega non darà problemi.

Arcore, 20 aprile 2008 - Alla fine Umberto Bossi sarà ministro. Le possibilità, alla vigilia del vertice ad Arcore tra Silvio Berlusconi e la Lega, erano davvero minime e vedevano il Senatur inquadrato nella casella della vicepresidenza del Consiglio, al fianco di Gianni Letta. Invece, dopo due ore di riunione a Villa San Martino, il leader del Carroccio è stato il primo a lasciare la residenza del Cavaliere e col consueto pugno alzato delle grandi occasioni si è lasciato andare ad un liberatorio "E' andata!" davanti alle telecamere. Non concede altro ai cronisti ma la soddisfazione gli si legge in faccia.
Una soddisfazione che, si apprende qualche ora dopo da fonti leghiste, non vuol dire la tanto agognata presidenza della Regione Lombardia per Roberto Castelli. Per lo meno non ancora.
Quello è un nodo ancora da sciogliere domani nel corso dell'incontro tra il premier in pectore e l'attuale inquilino del Pirellone Roberto Formigoni. La soddisfazione di Bossi è per la poltrona del ministero delle Riforme, quella che fino a pochi giorni dalle elezioni Berlusconi metteva in dubbio potesse andare al Senatur per le sue precarie condizioni di salute. Invece sarà proprio il leader della Lega a tornare ad occuparsi di Federalismo, tema vitale per il Carroccio.
Per il resto la delegazione leghista del prossimo governo Berlusconi sarà composta da Roberto Calderoli vicepremier, dal giovane veneto Luca Zaia al ministero dell'Agricoltura e Roberto Maroni al Viminale. Una poltrona questa non ancora certissima.

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