lunedì 5 maggio 2008

San Francesco non può entrare ad Assisi.

799 anni.

E un giorno per cancellarli.

1209: San Francesco si recava da Assisi a Roma "per ottenere l'autorizzazione della regola di vita, per sé e per i suoi frati, da parte di papa Innocenzo III. Dopo alcune esitazioni iniziali, il Pontefice concesse a Francesco la propria approvazione orale per il suo «Ordo fratum minorum»: a differenza degli altri ordini pauperistici, Francesco non contestava l'autorità della Chiesa, ma la considerava come "madre", e le offriva sincera obbedienza. Francesco era la personalità ideale per Innocenzo, che poteva finalmente incanalare le inquietudini e il bisogno di partecipazione dei ceti più umili nel seno della Chiesa, senza porsi come antagonista ad essa scivolando nell'eresia. Del testo presentato al Papa non ci è rimasta purtroppo traccia. Gli studiosi pensano, tuttavia, che esso consistesse principalmente in brani tratti dal Vangelo, che col passare degli anni, insieme ad alcune aggiunte, confluirono a formare la «Regola non bollata», che Francesco scrisse alla Porziuncola nel 1221.

I primi anni della conversione furono caratterizzati dalla preghiera, dal servizio ai lebbrosi, dal lavoro manuale e dall'elemosina. Francesco scelse di vivere nella povertà volontaria, ispirandosi all'esempio di Cristo, lanciando un messaggio opposto alla società duecentesca dalla facili ricchezze. Il mondo di allora era il trionfo del denaro, della cultura, della scienza e Francesco rinunciò a queste attrattive, vivendo gioiosamente come un ignorante, un "pazzo" ovvero un "giullare", dimostrando come la sua obiezione ai valori fondanti della società di allora potesse generare una perfetta letizia. In questo senso il suo esempio aveva un che di sovversivo rispetto alla mentalità del tempo."

2008;
per dichiarare la sua personale guerra ai poveri (non alla povertà, quella è più difficile) al sindaco di Assisi, Claudio Ricci, sono bastate tre ordinanze tre. Con la prima stabilisce l'orario di chiusura di bar e locali in genere (una di notte, una e mezzo d'estate), con la seconda ordina l'allontanamento coatto dalla città di tutti i campi nomadi. Ma la terza è addirittura strepitosa: divieto per i mendicanti di accovacciarsi «a meno di 500 metri da chiese, luoghi di culto, piazze ed edifici pubblici». Vista la densità di chiese nella piccola cittadina, praticamente sarà tutta off limits per chi chiede la carità.
Ricci - ingegnere, dicono astro nascente di Forza Italia locale, sindaco oriundo in una terra dove l'immigrazione si conta a metri (non è nativo di Assisi, ma di Marsciano, che sta poche curve più in là) - non ci sta a passare per sindaco sceriffo, però... Dice che molti comuni umbri gli hanno già richiesto una copia dell'ordinanza, tanto è fatta bene. Dice anche di non trovare per nulla strano, nella città del Poverello per antonomasia (sesta regola: «I frati non si approprino di nulla, né casa, né luogo, o alcuna altra cosa. E come pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo al Signore in povertà ed umiltà, vadano per l'elemosina con fiducia»), questa tolleranza zero verso chi mendica. «E' una questione di decoro, di decenza della città. In quanto sindaco devo garantire una tranquilla convivenza e il diritto a vivere sereni, devo tutelare il territorio e chi ci vive. E' una questione di sicurezza».
Già, la sicurezza. Parolina magica in questi tempi, capace di scardinare parecchi lucchetti, ideologici ed ora anche religiosi. Nel mirino così sono finiti quei poveracci soliti piazzarsi all'ingresso dei santuari francescani chiedendo qualche soldo. Qui ad Assisi si contano sulle dita delle mani, molti si conoscono per nome. Ma non basta, evidentemente. Ancora Ricci: «Non sempre questi accattoni si limitano a tendere la mano. Abbiamo sempre più notizie di aggressioni, liti, furti, raggiri e molte delle segnalazioni ci arrivano proprio dall'interno del santuario».
Detto che Assisi non è il Bronx, anche qui alle pendici del monte Subasio va di moda discettare di sicurezza urbana, di lotta alla criminalità, piccola o grande che sia. Così, anche il lettore più disincantato, resta un attimo in sospeso sentendo il primo cittadino della città Serafica - e le parole dovrebbero pure avere un senso - vantarsi di aver attivato duemila punti luce, e poi un sistema di videosorveglianza 24 ore su 24, e poi di «simil-ronde», vale a dire di volontari che a bordo di macchine del Comune girano per i vicoli della città, anche di notte, muniti di telefonino con cui chiamare polizia o carabinieri alla prima avvisaglia di pericolo.
E i frati francescani? L'hanno presa bene, anzi benissimo. Nel senso che hanno plaudito all'ordinanza del sindaco, parlando di «richiamo al rispetto, per sé stessi, per i luoghi di culto, per gli abitanti e per i turisti». Le cronache locali riportano le dichiarazioni di padre Vincenzo Coli, custode del Sacro Convento: «In certi giorni d'estate, il prato della basilica di San Francesco assomiglia a Rimini o a Forte dei Marmi, con schiere di turisti stesi al sole, e ciò non è bello».
E San Francesco? E Madonna Povertà? E la fiducia nell'elemosina? «Difficile dire cosa farebbe oggi San Francesco. Lui si vestì da mendicante a Roma, ma per fare l'esperienza dei poveri. Diceva che si doveva ricorrere alla mensa del Signore, cioè essere mendicante, solo quando non era possibile sostenersi con il lavoro. Eppoi c'è mendicante e mendicante, alcuni lo fanno davvero bisogno, altri lo fanno per professione».
Altri ancora lo fanno per vocazione, come lo stesso padre Vincenzo, appartenente - appunto - all'Ordine dei Francescani Mendicanti. (il Manifesto)
I mendicanti in effetti sono brutti da vedere. Guastano la vista. Rovinano la giornata ai fedeli giunti per venerare il Santo, ed i fedeli non devono distrarsi; in ascetica contemplazione non devono avere altri pensieri al di fuori della venerazione per Francesco. La meravigliosa verde Umbria non deve essere imbrattata da queste cacche di piccione umane...

Sono felice per i fedeli, che ora possono finalmente cantare le odi al Signore senza avere il rimorso di quei 50 centesimi dati in beneficienza; senza quell'odiosa vocina dall'accento così volgare che implora "una moneta amigo, una moneta..."

Finalmente si inizia a ragionare! E ora finalmente i soldi potranno essere spesi in maniera molto più cristiana, nel "san Francis shop" adiacente alla basilica (gestito da frati "elemosinieri"), dove potranno comprare ogni sorta di gadget del loro santo preferito!
15 Vennero a Gerusalemme e Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare coloro che vendevano e compravano nel tempio; rovesciò le tavole dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombi; 16 e non permetteva a nessuno di portare oggetti attraverso il tempio. 17 E insegnava, dicendo loro: «Non è scritto: "La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti?" Ma voi ne avete fatto un covo di ladroni». 18 I capi dei sacerdoti e gli scribi udirono queste cose e cercavano il modo di farlo morire. Infatti avevano paura di lui, perché tutta la folla era piena d'ammirazione per il suo insegnamento.
(Marco, 11-15,18)
Approfondimento: il Papa veste Prada

2 commenti:

Just ha detto...

Sono pienamente d'accordo a metà col Mister, in particolare con l'articolo del Manifesto. L'appunto lo muovo al quotidiano e non, chiaramente, ad Alfiere ;) . Mi sembra una corbelleria mettere sullo stesso piano lo smantellamento dei campi nomadi e l'accattonaggio dei barboni "veri". Ricordiamoci che i cosiddetti nomadi non sono né gli immigrati (clandestini o meno) né i poveracci ridotti dalla vita su un marciapiede: sono invece quelli che scelgono unilateralmente e positivamente di vivere secondo regole proprie in seno ad una società che di regole ne ha già di altre, fregandosene di queste ultime. Sono quelli che mandano "al lavoro" tutti i giorni mogli e figli a mendicare/rubare in maniera programmata e sistematica e girano con rolex e mercedes e denti d'oro per rivendicare il proprio status. Non facciamo confusione.

Raimondo ha detto...

Veramente un bel post.
Credo che la situazione in quella città si uscita "fuori dal seminato".
Ma dove vive quel Sindaco su Marte o su Paperopoli?
Anche io come Just ha scritto penso che le due cose sono decisamente differenti e quindi si dovevano adottare soluzioni differenti.
Questa smania dell'ordine, come al solito in Italia, sta portando peggio al peggio...
Grazie Alfiere del passaggio nel mio blog e per aver aderito all'iniziativa che ho segnalato.
Un saluto da Raimondo
alla prossima

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