mercoledì 17 settembre 2008

Ballarò, un duello all'ultimo PIL



Sta arrivando l’autunno, e mentre le foglie affastellate sulle fronde degli alberi iniziano ad ingiallire, le giornate si accorciano e il venticello del mattino si raffresca, ritornano al loro status naturale i palinsesti della TV all’interno dei quali riaprono i battenti le “arene” della politica urlata, con i loro immarcescibili protagonisti impegnati a duellare ostentando coraggio e furia belluina, per la gioia di una marea di teleutenti pronti ad identificarsi nell’uno o nell’altro contendente.
Da un paio di settimane è tornato anche Ballarò, con la sua formula che sa di stantio, simile ad un abito tirato fuori dal guardaroba dove era stato riposto a fine stagione senza prima passare dalla lavanderia, ed appena ravvivato dall’ottimo prologo del bravo Crozza che rappresenta l’unico segnale di vita della trasmissione. Ballarò con la piaggeria del solito Floris, gli ospiti seduti in studio con alle spalle la claque deputata a battere le mani a comando ed i servizi preconfezionati che nutrono l’ambizione di raccontare l’Italia e gli italiani.

Ospiti della puntata andata in onda ieri sera quattro politici di lungo corso (Cicchitto, Gasparri, Di Pietro e Bersani), divisi equamente fra i due profili dicotomi di Veltrusconi, due imprenditrici giovani e rampanti (l’immancabile Todini e la toscana Dini) e il direttore della Stampa Anselmi racchiuso nel “plasma” in collegamento da Torino. Nessuna traccia di sindacalisti o uomini politici appartenenti ai partiti che sono rimasti fuori dal parlamento.
Argomenti principali della serata i miracoli del governo Berlusconi, la crisi Alitalia e il ponte sullo Stretto di Messina, considerato indispensabile da Cicchitto e Gasparri e secondario da Di Pietro che dichiara di preferirgli di gran lunga il TAV e il Mose.
Pochi cenni alla drammatica crisi mondiale all’interno della quale grandi banche e gruppi assicurativi falliscono senza soluzione di continuità, se si eccettua qualche monito del direttore Anselmi, e altrettanto pochi cenni alla non meno drammatica situazione italiana dove tutti licenziano ed a salire è solo l’inflazione, nonostante Cicchitto e Gasparri si siano affrettati ad “assicurare” che il governo Berlusconi ha già provveduto a mettere il nostro Paese al riparo da ogni pericolo.

La serata si è invece giocata, talvolta attraverso scontri così aspri da assumere perfino una parvenza di credibilità, su quale delle due compagini recentemente avvicendatesi alla guida del Paese fosse riuscita a contenere maggiormente l’inesorabile discesa del Pil, con duelli all’ultimo sangue aventi per oggetto anche un solo decimo di punto percentuale, e su quale delle due consorterie di governo avesse destinato la maggior quantità di risorse economiche (sottratte ai contribuenti) alla costruzione d’infrastrutture cementizie. Il tutto condito dagli unanimi attestati di stima nei confronti della multinazionale Impregilo e da altrettanto unanimi parole di encomio all’indirizzo di imprenditori onesti e capaci quali Ligresti, Marcellino Gavio e Benetton, da sempre il fiore all’occhiello di quest’Italia che dell’onestà ha fatto la propria bandiera.
Non sono mancate alcune “perle” della Todini, le cui riflessioni risultano essere notoriamente di grande spessore, che dopo avere lodato la propensione al “fare” del governo Berlusconi ha ricordato come le infrastrutture rappresentino l’unico volano in grado di far crescere il Pil, producendo in tal modo un assioma che sarà certo ricordato negli anni a venire.

Quando già sembrava fosse giunta l’ora di andare a nanna ed i contendenti si apprestavano ormai a concludere la tenzone a tarallucci e vino, c’è stato spazio perfino per il colpo di scena finale.
Chi può vantare il merito di avere costruito una “meraviglia” come il rigassificatore di Rovigo che sarà il più grande d’Europa? http://ilcorrosivo.blogspot.com/2008/08/tutto-gas.html
Noi del centrosinistra che ne abbiamo disposto e finanziato (con il denaro dei contribuenti) la costruzione? Noi del centrodestra che fra pochi giorni lo andremo ad inaugurare?
Direttore Anselmi, faccia attenzione quando sulla Stampa pubblicherà l’articolo vantando le mirabolanti qualità di questo meraviglioso manufatto di cemento che verrà adagiato sui fondali al largo del delta del Po, per non fare torto a nessuno scriva che tutti hanno contribuito in eguale misura all’ennesimo scempio ambientale ed economico di cui è rimasto vittima il nostro Paese.

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