venerdì 30 gennaio 2009

Il lupo perde il pelo ma non il vizio


Questo accadeva nel 1982

La Rusconi, editore milanese di periodici e libri, ha da pochi mesi lanciato una catena di emittenti locali a cui ha dato il nome di Italia 1. I suoi concorrenti principali sono Canale 5, creato un anno prima dall’imprenditore dell’edilizia Berlusconi, e Rete 4, della Mondadori.

Già a pochi mesi dal debutto, tuttavia, i conti di Italia 1 sono in sofferenza. L’avviamento - con il costo delle apparecchiature, l’acquisto dei programmi e tutto - è stato molto oneroso, con investimenti a cui un editore di carta stampata non era abituato. Ma soprattutto gli investimenti pubblicitari sono molto al di sotto delle aspettative. Il motivo? Da quando Italia 1 e Rete 4 sono entrate sul mercato, Canale 5 ha abbassato moltissimo i prezzi dei suoi spot. Quindi gli inserzionisti preferiscono comprare spazi su Canale 5 che su Italia 1.

Edilio Rusconi, che aveva fatto il budget di Italia 1 calcolando un prezzo per gli spot simile a quello che Canale 5 praticava fino a pochi mesi prima, si trova spiazzato - e le banche che gli hanno prestato i soldi per lanciarsi nell’avventura televisiva iniziano ad alitargli sul collo.

Allora l’anziano editore alza il telefono e chiama il giovane Berlusconi. Gli dice che questa politica di ribasso dei prezzi non conviene a nessuno e gli propone una tregua. Non facciamoci la guerra, noi piccole tivù private, gli propone. Stabiliamo una strategia comune. E gli propone di vedersi per parlarne. Berlusconi accetta, e fissano un appuntamento per il venerdì successivo.

Infatti, il venerdì mattina Berlusconi si presenta insieme al boss di Publitalia (Urbano Cairo) negli uffici di via Vitruvio, a Milano, dove ha sede la Rusconi. I due entrano nello stanzone di mezzo ettaro di Edilio, dove l’anziano editore lo aspetta insieme a un paio di stretti collaboratori.

La trattativa è lunga, complicata e a tratti tumultuosa, ma dopo parecchie ore - quando ormai su via Vitruvio è calato il tramonto - finalmente si raggiunge un accordo sui prezzi minimi sotto i quali entrambe le reti televisive si impegnano a non scendere per ogni singolo spot. La quota ovviamente cambia a seconda della durata e della fascia oraria. L’accordo è vincolante ed entra in vigore già dal lunedì successivo, quando si ricomincia a lavorare.

Strette di mano, un piccolo brindisi ed è finita. Rusconi, un po’ sollevato, parte più sereno per il suo consueto week end in Costa Azzurra.

Berlusconi, invece, no. Lui e Cairo tornano in fretta e furia a Cologno e convocano d’urgenza - chi di persona e chi al telefono - tutti i venditori locali. Annunciano l’accordo, ma aggiungono anche che entrerà in vigore solo il lunedì. C’è ancora tutto il week end per vendere spot a prezzi stracciati - e così fare piazza pulita di inserzionisti, lasciando a bocca asciutta il concorrente. Pronti, via: da Trento a Palermo, devono tutti scatenarsi e vendere tutto il vendibile nelle successive 48 ore.

Quando il lunedì successivo Rusconi torna in via Vitruvio, non ha idea di quello che è accaduto nel frattempo. Sono i suoi venditori ad avvertirlo: Canale 5 ha già piazzato i suoi spot per tutta la stagione successiva, ai prezzi pre-accordo. Non si trova più un inserzionista neanche a piangere.Il resto lo sapete. Per non rischiare di mandare i fallimento tutta la casa editrice, Rusconi è costretto a vendere Italia 1. Alla fine del 1982, è già la seconda rete di Fininvest. Amen.

Questo, invece, accade oggi:

E' scattata dal 1° gennaio la "normalizzazione" al 20% dell'Iva sulle pay tv, precedentemente agevolata al 10%, provvedimento fortemente contestato da Sky e che, stando alle previsioni, porterà nel 2009 un gettito supplementare di circa 200 milioni di euro.

L'aumento riguarda anche i canali pay sul digitale terrestre come Mediaset Premium, che ha deciso di farsi carico interamente degli effetti del nuovo regime fiscale applicato dall’1° gennaio. Pertanto i listini della pay tv rimarranno inalterati.

La decisione di farsi carico dell’aumento dell’Iva sulla pay tv costerà a Mediaset circa 3,5 milioni di euro. Gli analisti di Banca Leonardo calcolano che la decisione di non scaricare sugli abbonati il raddoppio dell’imposta è quasi impalpabile, solo lo 0,6% dell’utile netto del gruppo atteso nel 2009.
Ben diverso è invece l’impatto del cambio del regime fiscale per Sky Italia, la pay tv satellitare ha circa 4,7 milioni di abbonati contro i 600mila di Mediaset.

Se avete fegato, se vi piace proprio farvi del male, leggete anche qui (in particolare dove Pier Silvio dice che le elezioni hanno dimostrato che per gli italiani il presunto conflitto di interessi non è un problema).

Buona giornata! Sorridete!

---------------------------------------------------

DIFFONDI L'INIZIATIVA
Copia e incolla il codice

2 commenti:

Federico ha detto...

Sto tentando di sorridere, ma non ce la faccio proprio. :) Sta storia di Rusconi intortato come un pivello non la sapevo. Grazie. Una notizia in più sul noto amato premier.

sR ha detto...

nemmeno io ne ero a conoscenza.
grazie alfio

Art. 1 bis

L'Italia è una Repubblica Ipocrita fondata sulle Emergenze.

Emergenza odierna: ODIO E AMORE

Emergenze "risolte"
(?): CANI KILLER, STUPRI, RIFIUTI, TERREMOTO, FEBBRE SUINA, , PETROLIO, ALITALIA, MALTEMPO ,SICUREZZA , IMMIGRAZIONE CLANDESTINA, GIUSTIZIA AD OROLOGERIA,NOEMIGATE, RIFIUTI IN SICILIA... la lista non è da ritenersi esaustiva