martedì 3 febbraio 2009

Ecomostri e Teomostri

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L'ecomostro di Dio

www.salentosostenibile.it

Il sogno nemmeno tanto nascosto è quello di fare di Santa Maria di Leuca un clone di San Giovanni Rotondo.

Gli ambientalisti manifestano sul sagrato della Basilica

La Chiesa lo vuole, Dio forse, gli ambientalisti certamente no. Un nuovo megasantuario vista mare, adagiato sull’ultimo lembo d’Italia, a Santa Maria di Leuca, nel cuore del parco naturale e della zona archeologica, per far decollare il business del turismo religioso. Gli oppositori l’hanno ribattezzato «il teomostro» e organizzano «pellegrinaggi di protesta» al grido «In Salento più preghiere e meno cemento». Il parroco si appella al Concordato, raccoglie firme tra i fedeli, pronuncia omelie infuocate contro «agnostici, razionalisti e atei ambientalisti». E ha appena vinto la prima battaglia, ottenendo il sì del Comune al progetto, grazie al voto del centrodestra e alla benevola astensione del Pd. Il santuario dovrebbe sorgere proprio qui, accanto alla vecchia basilica del Settecento, non a caso chiamata «De finibus terrae». Luogo dello spirito battuto dalla tramontana, dove s’incrociano due mari e tante leggende: antico tempio di Minerva, approdo di Enea, tappa di San Pietro verso Roma, teatro di furibondi assalti saraceni. Sacro e profano. Come l’ambizioso progetto da 7 milioni di euro, per edificare il nuovo santuario da mille posti, grande la metà di un campo di calcio e alto 13 metri. «Non vogliamo fare una guerra di religione, ma qui sbancheranno tutto il promontorio, è assurdo», dice Marcello Seclì di Italia Nostra, leader della protesta, indicando il costone di roccia. «Ma quale teomostro, l’impatto ambientale è risibile - si inalbera pochi metri più in là, in sagrestia, don Giuseppe Stendardo -. La verità è che c’è un pregiudizio anticattolico e anticlericale: vogliono impedire la costruzione di un luogo sacro. La vecchia basilica con 250 posti è insufficiente per i pellegrini. Ogni anno ne arrivano un milione, ma non c’è posto. Sono costretto a dire 8 messe al giorno! Non si può andare avanti così».

Gli ambientalisti manifestano sul sagrato della Basilica

Resisterà la Puglia alla chimera dell'inceneritore?

Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

BARI. Un mese, ancora un mese. Dopo Ugento, sarà Cerignola a sopportare il peso dei rifiuti provenienti dall’Ambito territoriale del basso Salento. Ma per un mese ancora. Il tempo - e stavolta non dovrebbero esserci slittamenti - di mettere a punto, collaudare e far partire gli impianti di biostabilizzazione e la discarica di soccorso tra i comuni di Poggiardo e C ava l l i n o.
Per un’emergenza che tutti giurano sia destinata a chiudersi, altre pare possano aprirsene. Sarà che, come è evidente, nessuno degli Ato (quindici in tutto) in cui il territorio della Puglia si è dato ancora il cosiddetto Piano d’am - bito, ovvero il documento che regolerà la macchina della gestione dei rifiuti, una sorta di prova di maturità e di affrancamento dall’ala protettrice della regione. Sarà che, rispetto alle realtà impiantistica necessaria a fare dei rifiuti qualcos’altro, si registrano ritardi legati a distribe giudiziarie e contenziosi infiniti. Di fatto, per questi rifiuti peripatetici si continuano a chiedere elemosine e ospitalità. Chiudere il ciclo, fare in modo che i rifiuti vengano reimmessi nel ciclo produttivo (diventando una risorsa e non più un costo) è l’imperativo. Ma il traguardo non è esattamente alle vis t e.

[...]

Per il resto, Macculi e lo stesso Losappio rassicurano sulla situazione impiantistica e chiariscono che, grazie alla recente modifica del piano regionale dei rifiuti, una volta raggiunta la piena autonomia, gli Ato che ne sono sprovvisti potranno dotarsi di impiantistica adeguata, purché dotata della migliore tecnologia a carattere innovativo e il più possibile garante dell’ambiente e della salute, disponibile sul mercato. Qualcuno legge in questa disposizione una riapertura verso le tecnologie di termovalorizzazione che invece erano state inizialmente scartate. I diretti interessati non lo escludono, ma spiegano che per in alcuni casi, ad esempio, sarebbe più urgente un impianto di produzione di compost, ovvero di concime organico ricavato dalla frazione dei rifiuti più carica di acqua.

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Emergenza odierna: ODIO E AMORE

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