lunedì 27 aprile 2009

Due regali per il mio compleanno!

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Rifiuti: Berlusconi contestato davanti a Prefettura Napoli
Due abruzzesi gridano a premier: ci stai rovinando
(ANSA) - NAPOLI, 27 APR - Contestazione di marca abruzzese nei confronti del premier Silvio Berlusconi davanti alla Prefettura di Napoli dopo il vertice sui rifiuti. Secondo quanto confermato dalla Digos, due trentenni dell'Abruzzo hanno rivolto urla di protesta nei confronti del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, gridando: ''Non devi venire in Abruzzo. Ci stai rovinando'', con riferimento agli interventi per il terremoto. I due sono stati identificati e non hanno precedenti.

(notare come sottolineano che i due sono stati identificati...)

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Ascolti bassi, Mediaset cancella il Bagaglino

Lunedí 27.04.2009 11:45

In televisione, come nella vita, l'unica certezza è che non ci sono certezze. Quindi, può capitare che uno show storico come il Bagaglino venga cancellato. Il motivo? Gli ascolti: 2.385.000 spettatori (meno del 12% di share), sono troppo pochi per il sabato sera di canale 5. Soprattutto, se paragonati a quelli della concorrenza: 'Ti lascio una canzone' con Antonella Clerici, ha avuto 3 milioni di spettatori in più. Evidentemente, la scomparsa di Oreste Lionello ha pesato più del previsto. Per anni, Lionello, con le sue imitazioni, era stato il comico di punta del programma.


Oreste Lionello

Inoltre, far esibire Nina Moric e altre bellezze sul palco, non era abbastanza per attirare l'attenzione degli uomini. In fondo, queste ragazze non sanno ballare e sono sempre nude sui calendari. Non si capisce per quale motivo, che non sia la bellezza, bisognerebbe guardarle sgambettare al Bagaglino.



Un regalo dai piccoli eroi che conservano il coraggio di far sentire la propria voce...

Un regalo da tutti coloro che hanno scelto di non vedere il bagaglino..

Ringrazio sentitamente!

venerdì 17 aprile 2009

Una voce fuori dal coro

http://nuke.lungotevere.org/Portals/0/marzo%2008/uomo%20con%20le%20braccia%20incrociate%20-%20pablo%20picasso.%201909.jpg
Articolo di Giacomo di Girolamo
Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?

Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.

Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.

Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.

Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

Giacomo Di Girolamo

lunedì 6 aprile 2009

Un'emergenza vera, purtroppo...

In Figura: Mappa del rischio sismico in Italia

Sì, è un'emergenza vera quella che ha colpito l'Abruzzo e parte del centro Italia. Un'emergenza diversa da quelle alle quali eravamo ormai abituati... un'emergenza che parla il linguaggio della Natura, quell'urlo che non si può ignorare. Quel linguaggio che a volte non consente il dialogo, ma obbliga a sottostare a leggi antiche e immutabili.

Oggi ha cominciato a girare all'impazzata sul web un video di Giampaolo Giuliani, ricercatore presso il laboratorio di fisica del Gran Sasso, che il 24 Marzo affermava - con metodi che la scienza non riconosce attendibili - di poter prevedere che nei prossimi giorni si sarebbero verificati dei terremoti in Abruzzo. Lo studioso è stato denunciato per procurato allarme.

Certo, potrebbe essere solo una coincidenza; i metodi applicati non sono mai stati riconosciuti validi, è vero... non mi sento di fare allarmismo o complottismo su questo argomento.

E' anche vero però che lo sciame sismico era già in corso da inizio anno. E che è un evento che si ripete in Abruzzo ogni primavera.

E' anche vero, però, che la mappa del rischio sismico in Italia non è stata mica disegnata oggi.

Si, certo, forse un'evacuazione preventiva sarebbe stata eccessiva, non si può pretender questo... un conto è sapere che prima o poi in una certa area possono verificarsi dei terremoti, un altro conto è prevederne l'esatto momento. Ma prevenzione non significa solo evacuazione preventiva!

Prevenzione significa anche costruire secondo le norme antisismiche.

Prevenzione significa anche prepianificare delle misure precauzionali da attuare in caso di emergenze... ad esempio preallertando mezzi e uomini e approntando beni di prima necessità, rifugi, piani di mobilità e di pronto soccorso... (un plauso va comunque alla rapidità dei soccorsi in questo frangente.)

Prevenzione significa anche non tagliare i fondi alla Protezione Civile.... (Bertolaso ha poi convenientemente ritirato l dimissioni, considerando che in cambio è diventato il factotum di questo Governo delle Emergenze N.d.A.)

Prevenzione significa anche prevedere dei piani di evacuazione, diffonderli capillarmente e preventivamente fra la popolazione, insegnarli nelle scuole, farli diventare parte integrante del sapere di ogni cittadino che abiti in quelle zone!

In parole povere... non attendere l'emergenza!


Questo breve stralcio è tratto da uno studio effettuato da un luminare sull'argomento, il prof. Alessandro Martelli:
[...]l’elevata vulnerabilità sismica del patrimonio edilizio italiano è stata evidenziata da tutti i terremoti significativi degli ultimi 20÷30 anni: da quello del Friuli nel 1976, a quelli dell’Irpinia (o campano-lucano) del 1980, dell’Abruzzo del 1984, della Basilicata del 1990, delle Province di Reggio Emilia e Modena del 1996, dell’Umbria e delle Marche del 1997-98, del Pollino del 1998 e, infine, del Molise e della Puglia del 2002.
[...]
Esempio: Evento di magnitudo 7,0
Appennino merid.: 5000÷11000 morti, >15000 feriti
Media mondiale 6500 morti, 20500 feriti
Giappone 50 morti, 250 feriti

IN TABELLA:
Numero di vittime (morti e feriti) attese, a parità di popolazione colpita, sia in aree italiane ad elevata pericolosità sismica, sia in Giappone, sia (in media) a livello mondiale

Perchè PREVENZIONE risulta una parola così difficile per un italiano? Perchè sappiamo dare il meglio di noi solo durante le emergenze, come stanno facendo i ragazzi dei Vigili del Fuoco, della Protezione Civile e tutti quelli impiegati nei soccorsi e ai quali va tutto il mio sostegno?

Perchè? Sono i morti ad urlarlo.

L'emergenza è figlia della nostra cultura, figlia dell'arte dell'arrangiarsi, madre del "finchè la barca va lasciala andare"....

la stessa cultura che ha incancrenito la piaga delle morti bianche per mancanza di sicurezza sul lavoro, la stessa che ti fa dire "io l'elmetto non lo indosso perchè son più fico", la stessa che ci fa aguzzare l'ingegno per inventare mille trucchi per ingannare il dispositivo che ci avvisa se in auto non abbiamo allacciato le cinture....

una cultura figlia del popolino, di chi deve tirare a campare ingannando il padrone... la stessa cultura del "tutto va ben, madama la Marchesa".

Una cultura che fa ridere il resto del mondo occidentale, del quale noi ci vantiamo (ci illudiamo?) di far parte... un mondo che ci vede come inaffidabili, pericolosi, incapaci di rispettare un impegno o una scadenza.

Ma in emergenza siamo i migliori (e questo lo so bene). Abbiamo fatto di un nostro difetto... un pregio.

E anche ciò è tipicamente italico.



P.S.: Può sembrare comico, ma quest'immagine è esattamente il modo in cui vengono gestiti i problemi in Italia... che Dio ci salvi.


Spero di leggere presto i vostri commenti ... ci tengo particolarmente a conoscere la vostra opinione su questo argomento.

Art. 1 bis

L'Italia è una Repubblica Ipocrita fondata sulle Emergenze.

Emergenza odierna: ODIO E AMORE

Emergenze "risolte"
(?): CANI KILLER, STUPRI, RIFIUTI, TERREMOTO, FEBBRE SUINA, , PETROLIO, ALITALIA, MALTEMPO ,SICUREZZA , IMMIGRAZIONE CLANDESTINA, GIUSTIZIA AD OROLOGERIA,NOEMIGATE, RIFIUTI IN SICILIA... la lista non è da ritenersi esaustiva